Al Direttore del Quotidiano della Calabria
Spero vivamente che la cooperativa “le Rasole” mi denunci per diffamazione, mi auguro che un tribunale della Nazione mi condanni e mi faccia scontare la pena nei servizi sociali, in tal caso chiederò di essere affidato alla cooperativa stessa, dove sarò sottoposto alle dipendenze di un certo Santo – che eufemismo – noto dispensatore di democrazia e di diritti, mi auguro solo che possa cambiare il suo atteggiamento da “Bullo” e sforzarsi di parlare in italiano non solo in reggino.
Mi riferisco all’intervento pubblicato su ‘Il Quotidiano’ e della dura presa di posizione nei miei confronti, della “Cooperativa le Rasole”. Premetto di essere uno strenuo difensore della libertà di opinione di ognuno, per cui non mi meraviglia più di tanto l’attacco a cui sono stato sottoposto dalla dirigenza della Cooperativa espressa attraverso la testimonianza dei suoi dipendenti. Da più mesi sto sostenendo una battaglia di informazione e di denuncia sulle scelte operate dal Governo Nazionale attraverso la delibera del consiglio dei ministri che demanda alla Protezione Civile Nazionale la gestione dell’ “Emergenza Nord-Africa”, l’ho fatto con interventi sulla stampa sia regionale che nazionale, ricordo che il Corriere della Sera ha dedicato ad Acquaformosa e al suo modello di accoglienza ben due articoli nel mese di agosto e che le radio e le TV sia regionali che nazionali si sono occupati delle mie denunce, inoltre ho più volte spiegato ai dirigenti regionali il perché del mio attivismo a difesa dei diritti dei migranti, essendo tra l’altro firmatario della convenzione regionale di Protezione Civile, in quanto una famiglia del Ciad è ospite in un appartamento nel mio comune dal 13 agosto, con tre bambine di cui una nata da 7 giorni. Sto sostenendo assieme a tante energie sparse nella Calabria il principio dell’accoglienza umanizzante, sperimentata nei progetti SPRAR di cui il Comune di Acquaformosa è titolare, che danno la possibilità ai nostri ospiti di essere accolti in appartamenti e di essere tutelati sia nella privacy che nell’integrazione, sono convinto assertore della negatività della scelta di ammassare negli ex alberghi dismessi i richiedenti asilo provenienti dall’Africa attraverso Lampedusa. Questa opinione l’ho espressa, con ferma persuasione, da molti giorni al sindaco di Rogliano, agli amministratori di Cetraro e di Amantea - partecipando ad un dibattito assieme al giornalista Iacopo Storni e a Mimmo Lucano sindaco Riace. Non conoscevo i gestori della cooperativa, ho partecipato alla manifestazione per portare l’esperienza di un amministratore che può raccontare un metodo alternativo di accoglienza e per accertarmi delle condizioni dei migranti, temendo che queste situazioni protratte nel tempo possano dare vita a momenti di tensione che nessuna cooperativa, seppur brava, può evitare; perché ritengo che ammassare le persone in ex alberghi o ristoranti sia il metodo peggiore di accoglienza che può degenerare ripetendo la triste storia di Rosarno.
A Rogliano abbiamo trovato i cancelli aperti, con i migranti che spontaneamente hanno partecipato alla manifestazione, salutando i componenti della “Rete Antirazzista”, e scrivendo di proprio pugno i cartelli, ballando ma soprattutto intervenendo per spiegare in inglese o francese le loro condizioni. Mentre avveniva tutto ciò sono stato avvicinato dal signor Santo che accompagnato da una, presumo collaboratrice, mi ha chiesto spiegazioni sul perché di questa manifestazione, invitandomi ad entrare nella struttura, i suoi modi erano estremamente bruschi e padronali, gli ho risposto che prima di entrare aspettavo la presenza del sindaco di Rogliano in quanto sarebbe stato scortese entrare nel centro senza la sua presenza. Dopo circa mezz’ora, alla presenza di una delegazione di manifestanti, siamo entrati per discutere su una serie di problematiche emerse dagli interventi a microfono aperto dei migranti, il clima era da interrogatorio in cui noi manifestanti eravamo gli imputati, il signor Santo assieme ai suoi collaboratori non nascondevano la loro insofferenza, ad ogni inizio di domanda o di confronto intervenivano all’unisono come se già conoscessero il copione, più volte abbiamo spiegato che il nostro intendimento è quello di trovare le soluzioni per migliorare le condizioni dei migranti, ma tutto era vano, ci sono le registrazioni che possiamo trasmettere ai dirigenti delle “rasole” a dimostrazione delle mie affermazioni, l’unico intento era quello di liberarsi dei manifestanti, senza neanche ascoltarne le proposte. La tensione ha avuto l’apice quando abbiamo chiesto sulle condizioni di una migrante Nigeriana in stato di gravidanza, la quale durante la manifestazione alla presenza del sindaco di Rogliano ha chiesto di essere allontanata dal centro assieme ad altre due donne, affermando anche di non essere seguita dal punto di vista sanitario, ci sembra improprio mantenere sette donne, di cui una in gravidanza, in un luogo dove convivono 150 ragazzi dai 18 ai 25 anni. La cooperativa ci ha mostrato una cartella clinica, giustamente senza mostrarci il nome, e chiamando la ragazza la quale evidentemente impaurita, ha smentito le cose precedentemente dette. Subito dopo abbiamo lasciato il luogo con i migranti richiamati all’ordine dal signor Santo, visto che la donna Nigeriana si era di nuovo avvicinata chiedendoci aiuto. Uscendo e vedendo i tanti giovani assiepati nel giardino della struttura ho avuto un senso di impotenza e di sconforto, pensando a come scorrono le giornate nell’inedia e nell’inutilità, per tanti ragazzi che sognavano la libertà che si sono opposti a regimi che hanno rischiato di morire nell’attraversare il mediterraneo e che ora si trovano in una sorta “moderna reclusione” presso l’ex hotel ristorante la Calavrisella di Rogliano. Per finire cari gestori delle “Rasole” riconfermo la mia frase da voi virgolettata : “è bello vedere bambini di pelle diversa che stanno assieme nelle piazze e nelle scuole di Acquaformosa” sarà scontata ma a me continua ad emozionare, come continua a farmi arrabbiare anzi ad indignarmi il modello dell’ammasso dei cosiddetti “clandestini” oppure “Immigrati”, ad ogni buon conto vi invito a venire nella mia cittadina, l’ho già fatto pubblicamente nell’incontro, per farvi vedere e conoscere un modo alternativo di considerare gli esseri umani, soprattutto se Migranti.
P.S. ho preso a caso una fotografia della manifestazione, in cui secondo la cooperativa, non più di 12 -13 migranti hanno preso parte. Lascio alle persone eventuali considerazioni sul numero.




