COMUNICATO STAMPA Giovanni Manoccio Sindaco di Acquaformosa (Cs)


Al Direttore del Quotidiano della Calabria

Spero vivamente che la cooperativa “le Rasole” mi denunci per diffamazione,  mi auguro che un tribunale della Nazione mi condanni e mi faccia scontare la pena nei servizi sociali, in tal caso chiederò di  essere affidato alla cooperativa stessa, dove sarò sottoposto alle dipendenze di un certo Santo – che eufemismo –  noto dispensatore di democrazia e di diritti,  mi auguro solo che possa cambiare  il suo atteggiamento  da “Bullo” e sforzarsi di parlare in italiano non solo in reggino.

Mi riferisco all’intervento pubblicato su ‘Il Quotidiano’ e della dura presa di posizione nei miei confronti, della “Cooperativa le  Rasole”. Premetto di essere uno strenuo difensore della libertà di opinione di ognuno, per cui non mi meraviglia più di tanto l’attacco a cui sono stato sottoposto dalla dirigenza della Cooperativa espressa attraverso la testimonianza dei suoi dipendenti. Da più mesi sto sostenendo una battaglia di informazione e di denuncia sulle scelte operate dal Governo Nazionale attraverso la delibera del consiglio dei ministri che demanda alla Protezione Civile Nazionale la gestione dell’ “Emergenza Nord-Africa”,  l’ho fatto con interventi sulla stampa sia regionale che nazionale, ricordo che il Corriere della Sera ha dedicato ad Acquaformosa e al suo modello di accoglienza ben due articoli nel mese di agosto e che le radio e le TV sia regionali che nazionali si sono occupati delle mie denunce, inoltre ho più volte spiegato ai dirigenti regionali il perché del mio attivismo a difesa dei diritti dei migranti, essendo tra l’altro firmatario della convenzione regionale di Protezione Civile, in quanto una famiglia del Ciad è ospite in un appartamento nel mio comune dal 13 agosto, con tre bambine di cui una nata da 7 giorni. Sto sostenendo assieme a tante energie sparse nella Calabria il principio dell’accoglienza umanizzante, sperimentata nei progetti SPRAR di cui il Comune di Acquaformosa è titolare, che danno la possibilità ai nostri ospiti di essere accolti in appartamenti e di essere tutelati sia nella privacy  che nell’integrazione,  sono convinto assertore della negatività della scelta di ammassare negli ex alberghi dismessi i richiedenti asilo provenienti dall’Africa attraverso Lampedusa. Questa opinione l’ho espressa, con ferma persuasione, da molti giorni al sindaco di Rogliano, agli amministratori di Cetraro e di Amantea  - partecipando ad un dibattito assieme al giornalista Iacopo Storni e a Mimmo Lucano sindaco Riace. Non conoscevo i gestori della cooperativa, ho partecipato alla manifestazione per portare l’esperienza di un amministratore che può raccontare un metodo alternativo di accoglienza e per accertarmi delle condizioni dei migranti, temendo che queste situazioni  protratte nel tempo possano dare vita a momenti di tensione che nessuna cooperativa, seppur brava, può evitare; perché ritengo che ammassare le persone in ex alberghi o ristoranti  sia il metodo peggiore di accoglienza che può degenerare ripetendo la triste storia di Rosarno.

A  Rogliano  abbiamo trovato i cancelli aperti,  con i migranti che spontaneamente hanno partecipato alla manifestazione, salutando i componenti della  “Rete Antirazzista”,  e scrivendo di proprio pugno i cartelli, ballando ma soprattutto intervenendo per spiegare in inglese o francese le loro condizioni. Mentre avveniva tutto ciò sono stato avvicinato dal signor Santo che accompagnato da una, presumo collaboratrice, mi ha chiesto spiegazioni sul perché di questa manifestazione, invitandomi ad entrare nella struttura, i suoi modi erano estremamente bruschi e padronali, gli ho risposto che prima di entrare aspettavo la presenza del sindaco di Rogliano in quanto sarebbe stato scortese entrare nel centro senza la sua presenza. Dopo circa mezz’ora, alla presenza di una delegazione di manifestanti, siamo entrati per discutere su una serie di problematiche emerse dagli interventi a microfono aperto dei migranti, il clima era da interrogatorio in cui noi manifestanti eravamo gli imputati, il signor Santo assieme ai suoi collaboratori non nascondevano la loro insofferenza, ad ogni inizio di domanda o di confronto intervenivano all’unisono come se già conoscessero il copione, più volte abbiamo spiegato che il nostro intendimento è quello di trovare le soluzioni per migliorare le condizioni dei migranti, ma tutto era vano, ci sono le registrazioni  che possiamo trasmettere ai dirigenti delle “rasole” a dimostrazione delle mie affermazioni, l’unico intento era quello di liberarsi dei manifestanti, senza neanche ascoltarne le proposte. La tensione ha avuto l’apice quando abbiamo chiesto sulle condizioni di una migrante Nigeriana in stato di gravidanza, la quale durante la manifestazione alla presenza del sindaco di Rogliano ha chiesto di essere allontanata dal centro assieme ad altre due donne, affermando anche di non essere seguita dal punto di vista sanitario, ci sembra improprio mantenere sette donne, di cui una in gravidanza, in un luogo dove  convivono 150 ragazzi dai 18 ai 25 anni. La cooperativa ci ha mostrato una cartella clinica, giustamente senza mostrarci il nome, e chiamando la ragazza la quale  evidentemente impaurita, ha smentito le cose precedentemente dette. Subito dopo abbiamo lasciato il luogo con i migranti richiamati all’ordine  dal signor Santo, visto che la donna Nigeriana si era di nuovo avvicinata chiedendoci aiuto. Uscendo e vedendo i tanti giovani assiepati nel giardino della struttura ho avuto un senso di impotenza e di sconforto, pensando a come scorrono le giornate nell’inedia e nell’inutilità, per tanti ragazzi che sognavano la libertà che si sono opposti a regimi che hanno rischiato di morire nell’attraversare il mediterraneo  e che ora si trovano in una  sorta “moderna reclusione” presso l’ex hotel ristorante la Calavrisella di Rogliano. Per finire cari gestori delle “Rasole” riconfermo la mia frase da voi virgolettata :  “è bello vedere bambini di pelle diversa che stanno assieme  nelle piazze e nelle scuole di Acquaformosa” sarà scontata ma a me continua ad emozionare, come continua a farmi arrabbiare anzi ad indignarmi il modello dell’ammasso dei cosiddetti  “clandestini” oppure “Immigrati”, ad ogni buon conto vi invito a venire nella mia cittadina, l’ho già fatto pubblicamente nell’incontro, per farvi vedere e conoscere un modo alternativo di considerare gli esseri umani, soprattutto se Migranti.

P.S. ho preso a caso una fotografia della manifestazione, in cui secondo la cooperativa, non più di 12 -13 migranti hanno preso parte. Lascio alle persone eventuali considerazioni sul numero.

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STOP ALLE EMERGENZE, DIRITTI PER TUTTI!

La “RETE ANTIRAZZISTA” ritiene inaccettabile la coltre di silenzio che nasconde le malefatte della protezione civile e le connivenze con la politica nazionale e regionale.  In Italia ogni situazione diviene emergenza e stato di eccezione dove proliferano speculatori e affaristi in deroga a qualsiasi legge e diritto, tra questi primeggia la Protezione Civile. Dai rifiuti all’economia, dai terremoti ai migranti!  La protezione civile si occupa di tutte queste emergenze, speculando sui disagi e sugli sfaceli della cattiva politica.
La chiamano “accoglienza ai migranti” ma l’apertura di quelli che vengono definiti C.A.R.A per l’emergenza nord africa è frutto di una politica nazionale in cui il migrante è considerato un pericolo sociale da segregare in questi centri per poi espellerli respingendoli nei loro paesi di origine una volta esauriti i fondi dell’emergenza stessa! Sballottati da una parte all’altra dell’Italia, senza nessuna informazione sulla propria condizione giuridica ed esistenziale, in attesa del verdetto di una “commissione” che espelle circa7 migranti su 10, uomini e donne in fuga dalle guerre che hanno insanguinato il nord africa,vengono trattenuti in questi centri, fruttando in media 50 euro al giorno a chi li gestisce. Una gallina d’oro costruita sulle loro teste, sulle loro speranze e sulle loro vite. E troppo spesso questi centri, luoghi senza legge ne diritti, diventano dei veri e proprio lager dove i migranti entrano per non uscirne mai più. La provincia di Cosenza vede fiorire C.A.R.A sul tutto il territorio nell’assordante silenzio dalla politica Calabrese. Rogliano, dopo Amantea e Cetraro, ha visto l’arrivo di circa 120 richiedenti asilo ammassati nell’hotel “La Calavrisella” in cui l’esperimento del C.A.R.A libero si è concluso in tempi brevissimi con l’identificazione degli attivisti che riaccompagnavano i migranti al centro dopo le attività svolte presso La casa delle culture, da parte delle forze dell’ordine allertate dal “responsabile” della cooperativa.
Probabilmente la loro colpa è stata quella di aver informato i migranti sui loro diritti e su cosa sia il pocket money, erogato attraverso inaccettabili “Buoni lavoro”. In tutto questo non c’è posto per la volontà dei migranti che chiedono solo di essere LIBERI di viaggiare, di cercare un lavoro e di perseguire le loro speranze. Prima li bombardiamo, poi li segreghiamo!
Come Rete Antirazzista, siamo oggi al fianco dei nostri fratelli migranti per chiedere: l’abrogazione immediata della legge Bossi-Fini; il superamento della gestione emergenziale e clientelare dei centri dove vengono reclusi i migranti; un piano di accoglienza reale e dignitosa,  sull’esempio di comuni virtuosi come Riace ed Acquaformosa che garantiscono a queste persone una opportunità di vita dignitosa e soprattutto chiediamo libertà di movimento e diritti di cittadinanza per tutti gli esseri umani, senza differenziazioni fra rifugiati, migranti economici o altre fantasiose categorie, buone solo ad alimentare  ulteriori guerre inter-etniche,  rimpatri frettolosi e nuove sacche di clandestinità!

Rogliano, 24 Settembre 2011
Rete Antirazzista Calabrese

 

 

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A chi conviene l’emergenza?

Da mesi assistiamo impotenti ed indignati alla creazione dell’ennesimo contesto di emergenza creato ad arte dal governo nazionale. In seguito alle rivolte della primavera araba, Lampedusa si trasforma in una prigione a cielo aperto e lo stato d’emergenza viene sancito da un Decreto con cui si affidano tutte le competenze alla Protezione Civile, suggellando il passaggio dell’accoglienza da materia sociale a “catastrofe emergenziale”.

Quella Protezione civile, nata per proteggere gli italiani in situazioni di emergenza è diventata negli ultimi anni un calderone di interessi finanziari che costa agli italiani due miliardi di euro all’anno. Un “sistema gelatinoso”, come è stato definito dai magistrati, fatto di imprenditori disonesti e appalti truccati che non solo non riesce a far fronte alle catastrofi, ma lucra su di esse arrivando perfino a festeggiare la notizia del terremoto abruzzese!

Nel caso della cosiddetta “emergenza sbarchi”, quando si cerca di comprendere come la Protezione Civile stia operando, ci si accorge immediatamente che in realtà l’emergenza non è tale. Nel caso della Regione Calabria il Piano prevede l’assegnazione di 1.643 posti, di cui attivati ad oggi, da quel che risulta, meno di 500. Un numero irrisorio e facilmente gestibile, (circa 4 persone per ciascuno dei rispettivi 409 Comuni calabresi), se non fosse per i criteri scellerati che si sono invece adottati dalla Protezione Civile. La maggior parte di questi profughi, infatti, sono stati concentrati sulla costa tirrenica presso strutture alberghiere, come il caso di Amantea, dove risiedono attualmente circa 150 profughi o come nel caso di Falerna, con un centinaio di presenze e dove si è già verificata una rissa per futili motivi.

Considerato che la Calabria si è dotata di una Legge Regionale ad hoc sull’accoglienza, si potrebbe tranquillamente far fronte alla situazione attuale coinvolgendo quanti più comuni possibile, proprio per evitare il rischio di tensioni sociali e per dare senso e seguito al dettato della Legge Regionale, che mira a coniugare il ripopolamento dei piccoli comuni abbandonati proprio attraverso l’accoglienza dei profughi.

L’intera gestione del Piano risulta, invece, tanto complicata quanto priva di meccanismi di trasparenza: non c’è una programmazione chiara, è impossibile sapere quali siano i criteri adottati per la scelta delle strutture e come vengono selezionati i soggetti preposti all’assistenza dei migranti.

L’impressione che se ne ricava, dunque, è quella di un caos organizzato in cui manca il coordinamento dei soggetti coinvolti. Sindaci, associazioni, forze dell’ordine non vengono coordinate. Anzi, spesso non sono al corrente di quanto accade. Molti sindaci sono stati sistematicamente esclusi dall’intera operazione e stesso destino è toccato allo SPRAR, una rete nazionale che da anni si occupa di accoglienza e tutela di richiedenti asilo, una rete diffusa su tutto il territorio, nei piccoli comuni come nelle grandi città, per un totale di 153 progetti territoriali.

Un modello virtuoso nato durante la crisi del Kosovo e fin da subito finalizzato a gestire l’accoglienza non in maniera emergenziale ma come occasione per progettare e pianificare un sistema pubblico di accoglienza. Decentramento, ospitalità in piccoli numeri, coinvolgimento degli enti locali e dell’associazionismo, un approccio considerato un modello esemplare a livello europeo. Con il vantaggio di esperienze con forti ricadute sul piano sociale, come nel caso di Riace, riconosciuto internazionalmente come modello d’interazione ed inclusione sociale.

Ebbene, nel contesto attuale lo SPRAR, con un’esperienza decennale e con grandi professionalità radicate anche a livello locale, che dovrebbe essere il perno nella gestione dell’accoglienza, è stato completamente ignorato e scavalcato, come ha denunciato la Direttrice del Servizio Centrale, Daniela Di Capua. L’aver appaltato alla Protezione Civile questa gestione, significa che si è preferito la logica dell’emergenza e non quella della progettualità. con costi decisamente più elevati rispetto a quelli dello Sprar e che coprono esclusivamente i costi dell’accoglienza e non misure volte all’orientamento e all’inclusione sociale. Le uniche iniziative in tal senso, una volta ancora, provengono dal basso e sono espressione di quella rete sociale spontanea che da sempre caratterizza questa Regione come terra di accoglienza.

Ogni giorno le cronache ci raccontano di continui sbarchi a Lampedusa e di proteste all’interno di strutture come quella di Mineo o di Manduria; i CARA sono già al collasso e in questi giorni sono scoppiate rivolte sia a Bari che a Crotone.

Quali sono dunque, le prospettive di un’accoglienza progettata in un’ottica emergenziale che ha guidato finora tutte le disposizioni del governo senza nessuna pianificazione di medio termine?

Che ne sarà di queste persone una volta esauriti i fondi?

Il vero allarme e la vera emergenza sono i risultati che questo scellerato Piano di Accoglienza sta già producendo: concentrazione di grandi numeri di profughi in contesti territoriali di piccole dimensioni e zero progettualità sul piano dell’inclusione, rischi di tensione sociale, proteste all’interno dei centri.

Come realtà impegnate nel campo dell’accoglienza in Calabria chiediamo invece:

  • che la competenza del Piano di Accoglienza passi dalla Protezione Civile alle Politiche Sociali delle Regioni;
  • che tutti gli interventi previsti per i richiedenti asilo siano coordinati dal Servizio Centrale, anziché dalla Protezione Civile;
  • che sia preso come modello di accoglienza, da implementare, il Sistema di Protezione dei Rifugiati e Richiedenti Asilo;
  • che sia data concretezza ed operatività ai dettami della Legge Regionale sull’Accoglienza.

2 Agosto 2011

Coordinamento Regionale Sprar Calabria

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Accoglienza straordinaria nello SPRAR

Lo SPRAR e i posti straordinari

Nell’ambito delle misure di accoglienza straordinaria per i migranti provenienti dal Nord Africa, che – come illustrato nel precedente numero della newsletter – fa capo alla Protezione Civile, lo SPRAR ha messo a disposizione 1.500 posti aggiuntivi, ulteriori rispetto ai 3.000 finanziati in via ordinaria dal Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. La rete degli enti locali già parte del Sistema di Protezione è stata, inoltre, rinforzata dalla disponibilità di quegli enti che – in occasione dell’ultimo bando per il triennio 2011/2013 – hanno avuto il proprio progetto valutato idoneo ma non finanziato.

Il Servizio Centrale ha quindi preso contatto con tutti i singoli “soggetti attuatori” regionali (competenti per la stipula delle convenzioni di accoglienza e per l’erogazione delle risorse), ai quali ha inviato i prospetti dei posti straordinari messi a disposizione dalla rete dello SPRAR, con le indicazioni dei relativi referenti locali.

Contestualmente il Servizio Centrale ha anche parlato con gli enti della rete SPRAR per ricevere conferma delle disponibilità, nonché per attivare un contatto diretto degli stessi enti con i referenti regionali della Protezione Civile.

www.serviziocentrale.it

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COMUNICATO STAMPA

Da molte settimane a Lampedusa, nei pressi dell’ex base Loran, oggi centro per migranti, di cui non si capisce bene di che tipo, se: C.P.S.A., C.P.T., C.I.E. o altro, sono rinchiusi circa duecento minori non accompagnati,questi ragazzi sono in stato di detenzione senza avere commesso reato, sono rinchiusi senza la possibilità di uscire neanche per qualche ora. Alcuni hanno sollevato spesso il problema e le risposte ufficiali sono che in Italia non ci sono posti per minori. In questo ultimo mese a Lampedusa sono sbarcate tanti nuclei familiari, tanti bambini piccoli, questi vengono portati in altre zone d’Italia in modo veloce, ma in posti dove la parola accoglienza è veramente un eufemismo. Purtroppo le autorità competenti non stanno prendendo in considerazione alcune proposte fatte per quanto riguarda l’accoglienza quella vera, quella che funziona, un esempio emblematico è il caso di Riace, il piccolo comune della Locride dove il sindaco Domenico Lucano è riuscito insieme ai suoi collaboratori a far diventare un piccolo borgo disabitato un villaggio multietnico, dove convivono Kurdi,Palestinesi, Etiopi, Nigeriani e genti di molte altre nazioni. » Read more..

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Filo spinato e centri galleggianti per fermare i migranti

GRECIA

Dal 2008, anno in cui il governo Italiano ha firmato il “Trattato di amicizia” con la Libia per bloccare i flussi migratori nel Sud Italia, i migrati si sono spostati a Est, sul fiume Evros, tra Grecia e Turchia. Da quest’area di confine, infatti, nel 2010 sono giunte in Europa 132 mila persone, pari all’80% degli immigrati irregolari, circa nove volte quelle arrivate in Italia lo scorso anno. Intanto il governo di Atene, già duramente segnato dalla crisi economica, cerca di correre ai ripari. Per scoraggiare la traversata si sta progettando uno “sbarramento di reti metalliche, filo spinato e telecamere”, un muro lungo dodici chilometri e mezzo. Per fronteggiare il sovraffollamento dei centri di permanenza temporanea si pensa alla costruzione di “centri galleggianti”, ospitati su barche.

 

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giornata mondiale del rifugiato

 

20 GIUGNO 2011 GIORNATA MONDIALE DEL  RIFUGIATO

LA LORO STORIA E’ LA NOSTRA STORIA. DA 60 ANNI AL FIANCO DEI RIFUGIATI

Sessant’anni fa entrò in funzione l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). A pochi mesi di distanza, nel luglio del 1951, fu poi promulgata la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati. Da allora, in tutte le sue operazioni,  l’Agenzia ha aiutato milioni di persone sia durante le emergenze umanitarie che a ricostruirsi le proprie vite, assistendole nel ritorno a casa o attraverso il reinsediamento in nuovi paesi. Nonostante i profondi cambiamenti che hanno ridisegnato la mappa geopolitica del mondo, la pace resta ancora un obiettivo lontano per molte regioni del pianeta. Persecuzioni, guerre, violazioni generalizzate dei diritti umani ed esilio continuano a rappresentare il destino quotidiano per 43.7 milioni di uomini, donne e bambini. In gran parte essi provengono dai Balcani, dal Corno d’Africa, dall’Iraq, dalla Turchia. Sono costretti a fuggire dal proprio paese dove la loro vita è in serio pericolo e spesso l’Italia è solo una tappa della loro fuga. Una geografia in perenne evoluzione quella degli sfollati e rifugiati che nelle aree più martoriate del pianeta cercano quotidianamente scampo da conflitti, persecuzioni e altre situazioni di vita insopportabili. Per la maggior parte di essi, quasi 34 milioni, l’UNHCR ha dovere di assistenza.
Quest’anno l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) dedica la Giornata Mondiale del Rifugiato al 60° anniversario della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo Status dei rifugiati, il primo accordo internazionale che impegna gli stati firmatari a concedere protezione a chi fugge dalle persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche. » Read more..

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