Lo SPRAR e i posti straordinari
Nell’ambito delle misure di accoglienza straordinaria per i migranti provenienti dal Nord Africa, che – come illustrato nel precedente numero della newsletter – fa capo alla Protezione Civile, lo SPRAR ha messo a disposizione 1.500 posti aggiuntivi, ulteriori rispetto ai 3.000 finanziati in via ordinaria dal Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. La rete degli enti locali già parte del Sistema di Protezione è stata, inoltre, rinforzata dalla disponibilità di quegli enti che – in occasione dell’ultimo bando per il triennio 2011/2013 – hanno avuto il proprio progetto valutato idoneo ma non finanziato.
Il Servizio Centrale ha quindi preso contatto con tutti i singoli “soggetti attuatori” regionali (competenti per la stipula delle convenzioni di accoglienza e per l’erogazione delle risorse), ai quali ha inviato i prospetti dei posti straordinari messi a disposizione dalla rete dello SPRAR, con le indicazioni dei relativi referenti locali.
Contestualmente il Servizio Centrale ha anche parlato con gli enti della rete SPRAR per ricevere conferma delle disponibilità, nonché per attivare un contatto diretto degli stessi enti con i referenti regionali della Protezione Civile.
Il Servizio Centrale e le modalità di ingresso nell’accoglienza
Rispetto ai posti straordinari della rete SPRAR il Servizio Centrale mantiene i propri compiti ordinari di supporto e assistenza agli enti locali e gestori dell’accoglienza, e il controllo/monitoraggio della banca dati, nella quale è stato previsto un campo ad hoc per la registrazione delle presenze nei posti straordinari. Inoltre si è reso disponibile per supportare la realizzazione di interventi di formazione a livello territoriale e centrale, soprattutto a beneficio degli enti SPRAR interessati a rinforzare le competenze delle altre realtà del territorio coinvolte dalla Protezione Civile negli interventi di accoglienza, ma prive di un’esperienza specifica nel settore.
In merito al trasferimento delle persone nei posti straordinari SPRAR il Servizio Centrale sta aprendo canali di confronto con i soggetti attuatori regionali della Protezione Civile per far conoscere e condividere le modalità di azione specifiche del Sistema di Protezione, spostando l’attenzione sulle caratteristiche delle persone da trasferire e delle tipologie di accoglienza offerte, piuttosto che sull’esigenza di spostare in blocco numeri alti di persone, prescindendo dall’identità e dalle biografie delle stesse.
In questo percorso di confronto sono fondamentali gli interventi degli stessi enti locali e gestori dello SPRAR, nonché degli interlocutori abituali dei progetti territoriali del Sistema e del Servizio Centrale. Infatti, in un momento così delicato dell’intero sistema asilo nazionale, sono determinanti per il supporto delle ragioni della “accoglienza integrata” proprio quegli enti, con cui negli anni si è lavorato per creare una collaborazione per l’inserimento delle persone nel circuito dell’accoglienza dello SPRAR. Si fa riferimento in particolare alle Questure e alle Prefetture, con le quali si opera per l’attuazione del decreto legislativo n.140/2005, e ai Cara.
E’ stata, per esempio, la questura di Brindisi a segnalare al Servizio Centrale il caso di una coppia di coniugi nigeriani, ospitati insieme ad altri migranti in una struttura alberghiera attivata in occasione dell’emergenza, in condizione di vulnerabilità a causa dello stadio avanzato di malattia della signora. Tali condizioni impedivano loro di continuare a risiedere in un albergo, pertanto si è riusciti a predisporre un loro trasferimento in un progetto di accoglienza del Sistema. Successivamente sempre la stessa questura ha segnalato una seconda coppia di coniugi, di nazionalità ghanese e anch’essi presenti all’interno di una struttura alberghiera, con la signora con una gravidanza a rischio: anche per questo nucleo si è individuata una soluzione di accoglienza all’interno dei posti straordinari dello SPRAR.
Altro caso esemplificato è quello della questura di Agrigento che, congiuntamente ad Acnur, ha sottoposto il caso di un nucleo familiare di dieci persone, arrivato insieme a Lampedusa e lì separato, con la madre e sette figli caricati a bordo di una nave con destinazione Civitavecchia, mentre il padre con il figlio spostati ad Agrigento. Per loro il Servizio Centrale ha lavorato per il ricongiungimento della famiglia in un progetto di accoglienza pugliese, dando vita a un virtuoso collegamento tra questura, Protezione Civile, enti dello SPRAR.
Sono quotidianamente numerose le segnalazioni – quasi sempre di situazioni di vulnerabilità – che arrivano dai territori, anche dai centri governativi (Cara), e per le quali si opera, caso per caso, per individuare le soluzioni più adeguate.
In tutte queste situazioni il Servizio Centrale interviene con un’opera di mediazione con i soggetti attuatori regionali, per effettuare il trasferimento delle persone e per tentare di rispondere a un approccio emergenziale (che richiede lo spostamento in grandi numeri verso capienti centri collettivi) con le modalità e le strutture di accoglienza dello SPRAR.
Il canale di confronto con la Protezione Civile
Il Servizio Centrale è, altresì, in contatto costante con la Protezione Civile nazionale, con cui si concordano in progress le modalità di azione e a cui è stata prodotta tutta la documentazione necessaria per l’attuazione di accoglienza secondo le modalità dello SPRAR (Linee guida, Manuale operativo, modello di convenzione tipo, Manuale per la rendicontazione, ecc.). Alla Protezione Civile nazionale, inoltre, vengono tempestivamente sottoposte le criticità emergenti a livello locale/regionale, per individuare insieme possibili soluzioni.
A oggi le maggiori problematiche rilevate riguardano: la previsione dei posti straordinari SPRAR nelle “quote regionali”, secondo il piano di accoglienza della Protezione Civile che prevede una distribuzione dei posti di accoglienza proporzionale agli arrivi su tutto il territorio nazionale; le modalità di conclusione degli accordi bilaterali da parte della Protezione Civile (tendenzialmente senza la costruzione di partenariati tipica dello SPRAR) e di saldo dei pagamenti, a rimborso delle spese sostenute; le già menzionate modalità di inserimento delle persone in accoglienza; il trasferimento in strutture per richiedenti asilo e rifugiati di migranti non rientranti nelle casistiche della protezione internazionale; la competenza in merito ai minori non accompagnati richiedenti asilo.
In relazione a quest’ultimo aspetto si rileva che la causa degli ostacoli ai trasferimenti dei minori nei posti del Sistema di Protezione risiede nell’identificazione del centro di responsabilità. In un’ordinanza del 18 maggio 2011, infatti, la Protezione Civile ha riconosciuto come soggetto attuatore per l’accoglienza straordinaria dei minori non accompagnati il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, nella persona del dottor Natale Forlani. Se i minori sono richiedenti asilo, devono rientrare nel circuito di accoglienza dello SPRAR, così come anche indicato nella direttiva del Ministero dell’Interno dell’11 aprile 2007, tuttora vigente e applicabile, anche in condizioni di emergenza e di straordinarietà. Nei fatti, al momento della redazione della presente newsletter, sebbene sia stato disposto l’inserimento nello SPRAR di 44 minori non accompagnati richiedenti asilo (sia con la sola espressione della volontà di presentare istanza che con l’effettiva verbalizzazione della domanda), dal centro di Mineo e da altre strutture governative, i trasferimenti non sono stati ancora effettuati proprio perché i soggetti attuatori regionali – competenti per il territorio di accoglienza – hanno sollevato la questione sulla competenza, rinviandola ad altro soggetto attuatore, vale a dire il Ministero delle Politiche Sociali.
Questa situazione relativa ai minori e tutti gli altri elementi di criticità sono stati sottoposti alla Protezione Civile, accompagnati da proposte puntuali per trovare soluzioni mirate a garantire la migliore accoglienza possibile, che per lo SPRAR è necessariamente riconducibile all’accoglienza integrata.
Le prospettive dell’accoglienza
E’ impossibile nascondere la delicatezza di una situazione attuale che si connota come estremamente eterogenea e complessa. Il circuito regionale attivato dagli interventi di Protezione Civile, nonché l’intervento a livello nazionale di un soggetto istituzionale diverso dal Ministero dell’Interno, da anni preposto a raccordare gli interventi in materia di asilo, stanno di fatto costituendo un ulteriore sistema di accoglienza, differente sia dallo SPRAR che dai centri governativi (Cara), che già di per sé – malgrado gli sforzi di collegamento – non costituiscono le due componenti di un unico contesto di accoglienza, soprattutto perché le linee guida dell’uno differiscono dal capitolato che sottende agli altri e anche per la mancanza di proporzione delle rispettive capienze.
D’altra parte il piano di accoglienza della Protezione Civile, con la distribuzione di quote di posti regione per regione, non è stato originariamente programmato per entrare in sinergia con questi altri due contesti, generando inevitabilmente molti quesiti circa il riconoscimento di competenze e di responsabilità. A questo si aggiunge che le peculiarità dei diversi territori regionali, risorse imprescindibili per l’efficacia di un’accoglienza di qualità, hanno determinato anche una differente applicazione delle molteplici ordinanze di Protezione Civile che avrebbero dovuto uniformare il lavoro sul campo in un contesto riconosciuto dalle stesse disposizioni come “emergenziale”.
In questo contesto si deve tenere conto che lo SPRAR nella sua interezza – ANCI e Ministero dell’Interno, con il Servizio Centrale e i singoli progetti territoriali – insieme anche agli enti di tutela, sta quotidianamente lavorando per ricomporre i differenti “sistemi di accoglienza” al momento attivati sul territorio italiano, sforzandosi – in collaborazione con la Protezione Civile nazionale – di raccogliere le esperienze maturate e gli standard collaudati, nonché di mettere in atto, là dove possibile, sinergie e collaborazioni.
Da questa situazione è possibile, tuttavia, riscontrare alcuni aspetti che possono apportare un valore aggiunto in termini di prospettive future dell’accoglienza.
Un piano di accoglienza declinato a livello regionale si coniuga perfettamente con la ratio della diffusione territoriale dei progetti di accoglienza alla base dello SPRAR, con la volontà di costituire e rinforzare i coordinamenti regionali, potenzialmente di grande supporto ai singoli enti locali e alle associazioni del Sistema di Protezione, che ora assistono a un diretto coinvolgimento delle regioni.
Il contesto attuale, che vede la partecipazione di nuovi attori e realtà nell’ambito dell’accoglienza, induce ad aprire con loro un dialogo e un confronto che – per chi lavora da anni nell’ambito dello SPRAR – deve partire dal riconoscimento e dalla acquisizione delle sue linee guida e degli standard, che sicuramente possono essere migliorati e perfezionati, ma rispetto ai quali di certo non si può tornare indietro. Riuscire a renderne partecipi anche coloro che si affacciano per la prima volta sullo scenario dell’accoglienza dei migranti forzati, senza precedenti specifiche esperienze a riguardo, può essere l’occasione per estendere la qualità degli interventi. Sicuramente, per chi è già impegnato sul campo, questo comporta uno sforzo aggiuntivo, ma – pur senza progettare un ampio intervento di formazione – pensare anche semplicemente di diffondere il Manuale dello SPRAR e le pratiche contenute nelle pubblicazioni prodotte in questi ultimi anni, così come l’avvio di un confronto diretto, sarebbe un passo importante per portare sul terreno dell’accoglienza integrata anche quanti potrebbero attuarla, senza tuttavia conoscerne i presupposti e le componenti.
Allo stesso modo, anche sulla base degli interventi realizzati in occasione di un’altra emergenza (quella del 2008), è possibile finalmente definire una procedura interna allo stesso SPRAR in grado di rispondere alle misure ordinarie di accoglienza in maniera continuativa, per tutto l’anno e a prescindere dalle emergenze, così come contestualmente per gli interventi straordinari e temporanei, con una capacità di apertura di strutture “leggere” e aggiuntive, in grado comunque di rispondere velocemente e tempestivamente, pur mantenendo la corrispondenza agli standard di accoglienza integrata del Sistema di Protezione.